Nuova puntata di Guest star e questa settimana abbiamo un altro ospite romano: Andrea Benedetti. Ciao Andrea e benvenuto su mariopsx.com. Ciao a tutti...
Allora Andrea come è iniziata la tua avventura nel mondo delle disco? E’ iniziata nel 1987 circa. Collaboravo con una radio locale e con loro ho iniziato a suonare in alcuni locali a Roma. Poi, nel 1988, come tanti dj della mia età, ho iniziato a suonare regolarmente in un club. In particolare facevo i sabati pomeriggio al Maìs, storica discoteca della capitale. E’ stata un’avventura durata un solo anno perché non mi sono mai sentito a mio agio a suonare solo quello che voleva la gente. Essendo un periodo di passaggio, musicalmente parlando, la gente non era ancora pronta e a me già piacevano le prime produzioni Techno e House. Anche io non ero molto aperto al compromesso e quindi alla fine è finita lì e dal 1989 ho aperto uno studio di registrazione e mi sono dedicato a suonare e produrre musica.
Quali sono stati i tuoi primi locali di un certo livello dove hai suonato? Le prime soddisfazioni come dj le ho avute dal 1994 quando già avevo fatto alcuni dischi. Ho iniziato a suonare al Link di Bologna, all’Ultraschall a Monaco e poi ho suonato alla Street Parade di Zurigo nel 1995 con Marco Passarani e Max Durante. Comunque non ho mai lavorato fisso in un locale, anche se devo dire che con il Link di Bologna c’è stata una collaborazione fitta e profonda, di stima reciproca, che ci ha fatto lavorare assieme su tanti progetti fra cui Distorsonie, il primo festival di musica dance elettronica italiana, ideato con Mauro ‘Boris’ Borella nel 1994.
Oggi invece quali sono gli staff con cui hai un rapporto di collaborazione continuativa? Dalla stagione 2006/2007 sono uno dei dj resident della serata Nova al Brancaleone di Roma assieme a Marco Passarani, Lory D, Francisco e Donato Dozzy.
Come vedi la scena a livello di club tra i club italiani e quelli della scena internazionale? Mi sembra che la situazione italiana sia incredibilmente cambiata da una decina d’anni. Non c’è ancora la professionalità che c’è all’estero, ma c’è tanta voglia di fare, soprattutto da parte di nuovi promoter e dj. Credo che all’estero la rivoluzione, iniziata versa la metà degli anni ottanta dell’house e della Techno, faccia parte della cultura giovanile più che da noi. Fuori dall’Italia, passata l’ondata dei Rave, tutti, dai promoter ai semplici fruitori della serata, sono riusciti a trasformare quelle pulsioni rivoluzionarie in energia vitale anche nei club. Da noi c’è più la cultura della ‘discoteca’ che è una cosa diversa. Fino agli anni novanta, a parte alcune fortunate eccezioni, le discoteche sono state una sorta di evoluzione del concetto della balera anni sessanta. Non un movimento giovanile di ribellione e di cambiamento come è stata la prima disco americana o il clubbing inglese. Anche la situazione italiana è cambiata con i rave, ma, secondo me, non in maniera profonda. Non c’è stata e forse non c’è ancora una presa di coscienza piena da parte dei giovani che la musica ‘Dance’ che stavano e stanno ascoltando ora è parte di una rivoluzione musicale fra le più significative della storia della musica popolare. Comunque la situazione è, secondo me, in crescita. Sarebbe importante però che anche i club italiani eliminino certe caratteristiche tipiche del nostro paese come i vocalist o le animazioni eccessive, riportando tutto sulla musica e basta. Magari investire più sugli impianti che sulle cubiste. Basta farsi un giro all’estero, per rendersi conto di queste differenze basilari.
Puoi farci un riassunto della tua evoluzione musicale degli ultimi anni fino a descriverci i tuoi suoni attuali. Sono sempre stato un tipo abbastanza schizofrenico a livello di gusti musicali. Sempre diviso fra un suono ipnotico, quasi psichedelico ed un suono più Electrofunk. Per cui tanto Acid House e Detroit Techno, quanto Electro e New Disco. Ultimamente credo di aver trovato un giusto bilanciamento fra queste mie due anime e nei miei set, soprattutto quando riesco a suonare un po’ più a lungo, faccio convivere tutto in maniera più omogenea che in passato.
Secondo te in questo periodo di gran confusione musicale, verso quali suoni si andrà incontro? Premetto che non ti parlo di miei gusti personali, ma di ciò che vedo e sento in giro, e non solo in Italia. Mi sembra ci sia un forte avvicinamento di gruppi di estrazione rock/indie all’elettronica in senso lato. Non parlo solo della scena nu-rave inglese, che è solo la connotazione più estrema ed evidente di quello che penso, ma parlo di un utilizzo sempre più massiccio di elettronica a livello compositivo anche in gruppi o artisti di stampo classico, dove per ‘classico’ intendo chi utilizza la forma ‘canzone’ come medium principale. Parlo ad esempio di gruppi come LCD Soundsystem, Booka Shade, DFA e anche lo stesso Apparat. In fondo sono dei musicisti che usano l’elettronica per esprimere le loro idee, ma se fossero nati venti o trenta anni fa, credo avrebbero fatto altro. E la mia non è una critica polemica, perché alcune cose di questi, come di altri gruppi del genere, trovo che siano ottime. In generale, come vado dicendo da un pò di tempo, credo non si possa parlare più di musica elettronica perché ormai usare strumenti elettronici (o laptop) è normale. Come venti o trenta anni fa era usare una chitarra. Per cui c’è la grande confusione di cui parli tu. E’ sempre più difficile distinguere e dare delle etichette alla musica. Da una parte è positivo perché le etichette sono sempre restrittive, dall’altra c’è tanta, forse troppa, musica in giro e, soprattutto, ci sono troppi gruppi che salgono sul carrozzone dell’elettronica post Techno e house per rifarsi il look. Per me, che ho visto nell’house e nella Techno la possibilità di costruire un nuovo modo di fare musica e di suonare, è un atteggiamento sin troppo evidente e tendo quindi ad essere molto critico nei loro confronti. In definitiva, credo ci sarà un sempre maggiore utilizzo di strumenti elettronici da parte dei musicisti ‘classici’ (in senso lato, non letterale) con una conseguente invasione di suoni sempre più a metà fra rock ed elettronica. Dall’altra parte ci sarà, e in parte già c’è, un ritorno alle origini del sound house e Techno da parte di chi ama profondamente questi suoni.
Entrando nel discorso discografia ormai sono diversi anni che produci musica, puoi farci un riassunto dei tuoi lavori prodotti fin ora? Ho iniziato nel 1990 collaborando con la SNS (Sounds Never Seen) di Lory D con cui ho avuto l’onore di collaborare su tre 12” ed il suo LP su BMG ‘Antisystem’. Poi ho collaborato con tre 12” con delle etichette romane, Sysmo e Mystic, per poi aprire nel 1993 la mia etichetta Plasmek per cui ho inciso sette 12”. Ho poi collaborato con etichette straniere come Aural Satisfaction, Kickin e Rephlex.
I tuoi progetti futuri sia a livello di clubbing che di produzioni. Puoi darci qualche anticipazione? Non sono un tipo molto prolifico a livello produttivo. Sono molto lento. Ho una decina di tracce che mi piacciono molto e che farò uscire spero presto. Alcune le sto già suonando da CD con ottimi riscontri. Inoltre sto realizzando un remix per l’etichetta belga Plague recordings che uscirà entro fine anno e ho dato una mia traccia per una compilation di una giovane e promettente etichetta romana, la MinimalRome. A livello di serate, credo che anche per la prossima stagione sarò al Brancaleone, per poi girare dove verrò richiesto.
In questo momento quali sono i produttori e le case discografiche che stimi di più e perchè... Nelle cose che suono abitualmente ci sono tanti brani realizzati da artisti ed etichette che non sono sempre continui, ma che ci tengo a segnalare: la MinimalRome, la Kondi, la Southern Outpost, la Frustrated Funk, Boris Divider, Dynarec, Spirit Catcher, Carl Finlow, Jesper Dahlback, Marc Romboy, The Advent, Mr. Pauli ed altri. Poi ci sono quegli artisti che compro quasi ad occhi chiusi. Seymour Bits e Comtron perché rappresentano il più micidiale esempio di electrofunk sul pianeta. Marco Passarani, Francisco e Raiders of the Lost Arp perché sono i migliori sulla scena nel far convivere disco, acid house e techno. Abe Duque perché fa lo stesso, ma in maniera rozza ed istintiva come piace a me. Jeff Mills perché come produttore sta facendo dei capolavori assoluti, molto più avanti dei suoi, pur strabilianti, dj set. Lory D perché un genio e basta. Max Durante perché riesce sempre a mediare alla grande fra electro, techno, house ed acid. La Clone records perché è riuscita a far evolvere la disco in qualcosa di nuovo che va oltre gli stili conosciuti. I-f per gli stessi motivi e perché manda avanti la migliore web radio del globo, la C-B-S. Underground Resistance perché esistono!
Come avviene la tua ricerca musicale attraverso quali canali? Scrivendo per Superfly, una bellissima rivista che fra l’altro consiglio a tutti (www.superflymag.com), ricevo molti promo, sia in vinile che in Cd che mi permettono di essere aggiornato su un po’ tutto quello che succede in giro. Poi compro regolarmente da Clone Records e da altri negozi di dischi. Comunque Internet è la risorsa principale per le mie ricerche. A proposito un plauso speciale va al sito Discogs per il lavoro eccezionale che sta facendo in termini di catalogazione della musica prodotta sin ora.
Il tuo rapporto lavorativo con Marco Passarani. Più che un rapporto lavorativo quello che mi lega a Marco è una sincera amicizia ed un profondo rispetto. Ci siamo conosciuto agli inizi degli anni ’90 in occasione di un rave a Roma dove suonavano gli Underground Resistance. Ci eravamo già visti in giro, ma in quell’occasione abbiamo avuto modo di scambiarci varie idee su musica e progetti vari. Fra le varie cose c’era l’idea di creare delle etichette discografiche e di creare un pool che le tenesse insieme. Questo è stato il punto di partenza di Finalfrontier che venne poi creata nel 1994 attorno alla mia etichetta, la Plasmek, e la sua, la Nature, e che è ora gestita in toto (e bene) dal solo Marco. Per cui ora Marco è il mio produttore! A parte tutto con Marco c’è uno scambio continuo di idee e punti di vista, utili per entrambi. Infatti abbiamo delle basi di partenza comuni, ma con lievi differenze, il che ci permette di vedere una stessa cosa da angolazioni diverse. Una cosa che io ritengo utilissima per crescere e migliorare.
Se dovessi scegliere un locale in Italia per: selezione musicale, programmazione artistica, impianto, clientela....quale sceglieresti e perchè? Dico il Brancaleone perché stiamo costruendo una bella serata. Abbiamo avuto grandi ospiti come Derrick May, I-f, Kevin Saunderson, Theo Parrish, Underground Resistance, Mike Parker, Plaid, Gescom, Redshape, Alden Tyrell, Putsch ’79, Munk, The Hacker ed altri. Veramente un panorama a 360° sulla musica dance odierna. Però volevo fare un plauso anche a promoter/dj giovani e pieni di passione come Guglielmo Mascio di Nu Funk Klan e a tutti i ragazzi del Fabbrika che stanno portando avanti con tenacia una lotta al cambiamento con ottimi risultati.
Oltre alla tua attività da dj dobbiamo ricordare che hai scritto anche un libro "Mondo Techno" come è nato questo progetto e come sta procedendo? La proposta per fare il libro è venuta da Alberto Castelli, direttore editoriale della collana Sconcerto di Stampa Alternativa. Si tratta di una collana di libri con allegato un Cd audio per cui perfetta per progetti monografici e di ricerca come questo. Ho accettato subito e ho cercato di tirare giù un progetto che avevo in mente da tempo: ragionare sulla parola ‘Techno’ in senso lato e sul perché questa avesse avuto così tante interpretazioni nel corso degli anni. L’idea generale era di scrivere la storia della Techno di Detroit attraverso le parole dei suoi protagonisti e poi capire come quel suono si fosse sviluppato nel resto d’Europa. Io avrei scritto la parte italiana lasciando ad altri giornalisti di altre nazioni la stesura della storia del loro paese. Purtroppo il progetto si è rivelato mastodontico e ‘fuori misura’. Avevo circa 150/180 pagine a disposizione per cui alla fine mi sono limitato a scrivere la parte di Detroit e quella italiana. Ci ho lavorato un anno facendo tantissime interviste a personaggi storici come Derrick May, Carl Craig, Rik Davies dei Cybotron, Mike Banks degli UR, Keith Tucker degli Aux 88 e tantissimi protagonisti della scena italiana. Sono contento del risultato e soprattutto che sia piaciuto ai diretti interessati. Anche il pubblico ha gradito molto ed il libro è uno dei più venduti della collana. La cosa mi fa particolarmente piacere perché all’inizio le prevendite erano state basse, ma grazie al lavoro di promozione che abbiamo organizzato con la casa editrice ed al passaparola, il libro è decollato. Ennesima dimostrazione di quanto questo movimento musicale sia sottovalutato. E non parlo solo di Techno. Anche di house e disco. In proposito ringrazio vivamente la Key Note di Maurizio Clemente per aver tradotto in italiano il bel libro ‘Love saves the day’ di Tim Lawrence, sulla vera storia della disco targata USA, ed il bellissimo DVD ‘Maestro’ di Josell Ramos sullo stesso tema. Pietre importanti per costruire una cultura musicale alternativa a quella imperante in Italia.
Cosa ne pensi delle nuove tecnologie come ad esempio suonare live con utilizzo di un notebook con programmi tipo (Ableton Live, Final Scratch, Traktor ....) La nostra serata al Brancaleone è sponsorizzata dalla Rane che ci ha messo a disposizione Serato Scratch. Ho iniziato ad usarlo e mi sono trovato molto bene. E’ uno strumento eccezionale che mi permette di suonare brani ancora non usciti e edit fatti da me senza utilizzare i Cd e mantenendo quella fisicità che adoro quando suono. In ogni caso parto dal presupposto che l’artista di cui amo una produzione vada supportato. Per cui comunque ne compro il risultato finale: vinile, Cd o mp3 che sia (meglio vinile…).
Il tuo feeling con internet e un commento sul nostro sito. Internet è semplicemente la forma di comunicazione più potente che c’è sul pianeta. Permette veramente di diffondere idee e conoscerne di altre. L’unico problema è la visibilità, vista la mole di dati presenti, ma il passaparola sul web è altrettanto potente. Il vostro sito è un esempio di comunicazione e musica in piena sintonia con ciò che amo vedere in rete per cui: bravi!
Un ringraziamento per questa chiacchierata insieme a noi e ti aspettiamo online... Grazie a voi. E’ stato un piacere!
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